Karen Eliot è un nome. Un nome che chiunque può usare. Un nome che non appartiene a nessuno e appartiene a tutti. Karen Eliot è una donna, un uomo, un collettivo, un concetto, una strategia politica, un'opera d'arte aperta.
Karen Eliot è nata nel movimento Neoista degli anni '80. È la sorella, il doppio, il parallelo femminile di Monty Cantsin. È precorritrice e contemporanea di Luther Blissett. È un esperimento sulla costruzione dell'identità nell'era dei mass media.
CHIUNQUE PUÒ ESSERE KAREN ELIOT.
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Karen Eliot è un nome individuale che significa tutto e niente.
Karen Eliot è chiunque voglia essere Karen Eliot.
Karen Eliot è femmina, maschio, neutro, plurale, singolare.
Karen Eliot non ha passato.
Karen Eliot non ha futuro.
Karen Eliot esiste solo nel momento in cui viene usata.
Karen Eliot è un nome, non una persona.
Karen Eliot è un'arma contro il mito dell'individuo creativo.
Karen Eliot è un atto politico travestito da nome proprio.
Karen Eliot è questa frase.
Il Neoismo è un movimento artistico e culturale nato alla fine degli anni '70, caratterizzato dalla sperimentazione radicale con l'identità, la comunicazione e il ruolo dell'artista. Fondamentale nel Neoismo è il concetto di nome multiplo: un'identità aperta, collettiva, adottabile da chiunque.
Il primo nome multiplo Neoista fu Monty Cantsin, creato intorno al 1978-79. L'idea era semplice e radicale: chiunque poteva usare il nome "Monty Cantsin" per firmare opere, tenere performance, scrivere manifesti. Non c'era un Monty Cantsin originale di cui essere copia fedele. Ogni Monty Cantsin era autentico. Ogni Monty Cantsin era falso.
L'effetto era la dissoluzione del mito romantico dell'artista-genio individuale. Se chiunque può essere Monty Cantsin, allora il genio non è una qualità individuale ma una costruzione sociale, mediatica, economica.
Karen Eliot emerse nel movimento Neoista degli anni '80 come nome multiplo con connotazioni diverse da Monty Cantsin. Mentre Monty Cantsin era percepito come neutro-maschile, Karen Eliot portava esplicitamente una dimensione di genere. Il nome femminile in un contesto culturale dominato da figure maschili era già di per sé un atto politico.
Karen Eliot è stata usata da artisti, scrittori, teorici in tutta Europa e Nord America. Ha firmato performance, testi critici, opere visive, mostre, zine, manifesti. Ogni Karen Eliot era diversa. Tutte erano Karen Eliot.
Il nome multiplo non è un semplice pseudonimo collettivo. È un dispositivo teorico-pratico che opera su più livelli simultanei. Comprenderne la logica è capire qualcosa di fondamentale sulla costruzione dell'identità nella modernità.
Nel sistema capitalista, il nome proprio è una forma di proprietà. È l'unità minima di individualità che il sistema può processare: tracciare, tassare, responsabilizzare, punire. La firma è la marca dell'individuo su un'opera o un atto. La firma è la resa al sistema della responsabilità individuale.
Il nome multiplo rifiuta questa logica. Nessuno può possedere Karen Eliot. Nessuno può essere l'unica Karen Eliot autentica. Il copyright sul nome è impossibile. La responsabilità individuale si dissolve nel collettivo.
L'industria culturale capitalista ha bisogno del mito dell'artista-genio. Ha bisogno di Warhol, di Madonna, di figure uniche e irripetibili a cui attaccare un'opera, un marchio, un valore di mercato. Il nome multiplo smonta questo meccanismo alla radice.
Se Karen Eliot dipinge un quadro, chi ha dipinto il quadro? Chi possiede il quadro? Chi incassa i proventi della vendita? Il mercato dell'arte non sa rispondere a queste domande. Il nome multiplo è un bug nel sistema, non una feature.
Karen Eliot introduce una dimensione che Luther Blissett — nome maschile — non ha nella stessa misura: la questione del corpo. Karen Eliot è un nome percepito come femminile. Quando un uomo adotta il nome Karen Eliot, produce un cortocircuito tra corpo e nome, tra genere biologico e genere sociale. Questo cortocircuito è già una critica al sistema binario del genere.
Abbiamo raccolto testimonianze da persone che hanno adottato il nome Karen Eliot. Alcune testimonianze sono attribuite a persone reali. Alcune no. Non ve lo diremo.
"Ho iniziato a usare il nome Karen Eliot per firmare i miei volantini politici. Volevo che il contenuto parlasse senza che il mio nome di donna potesse essere usato per squalificarmi o ridurmi a un ruolo. Karen Eliot è chiunque. Chiunque è forte."
"Ho esposto tre quadri come Karen Eliot. La galleria non sapeva che ero io. Non sapeva chi ero. Il prezzo dei quadri era lo stesso di sempre. Ma l'attenzione era diversa. Il nome cambia la percezione. Il nome È la percezione."
"Stewart Home mi ha parlato per la prima volta di Karen Eliot nel 1990. Ho pensato fosse una sciocchezza. Poi ho provato. Ho firmato una lettera a un giornale come Karen Eliot. L'hanno pubblicata. Non l'avrebbero pubblicata col mio nome. Il nome funziona."
"Sono un uomo. Firmo Karen Eliot perché voglio capire come ci si sente a essere giudicati attraverso un nome femminile. La risposta è: dipende dal contesto. Ovunque il nome femminile è trattato diversamente. Questa differenza è il problema che Karen Eliot rende visibile."