◉ VISIONI VERE ◉

VISIONI VERE

REPORTAGE :: TESTIMONIANZE :: CRONACHE :: CONTROINFORMAZIONE

LA VERITÀ NON ESISTE: ESISTONO LE VERSIONI OGNI TESTIMONIANZA È PARZIALE LA NOSTRA PARZIALITÀ È DICHIARATA CONTROINFORMAZIONE ≠ DISINFORMAZIONE LA VERITÀ NON ESISTE: ESISTONO LE VERSIONI OGNI TESTIMONIANZA È PARZIALE LA NOSTRA PARZIALITÀ È DICHIARATA CONTROINFORMAZIONE ≠ DISINFORMAZIONE
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Visioni Vere pubblica reportage, cronache e testimonianze da dentro
i movimenti sociali italiani ed europei degli anni '90.

Non pretendiamo l'oggettività dei media mainstream che,
fingendo di non avere punto di vista, ne hanno uno molto preciso:
quello del potere.

Noi dichiariamo la nostra parzialità. Stiamo da una parte.
E raccontiamo quello che i giornali non raccontano.
◉ BOLOGNA, ITALIA 17 FEBBRAIO 1995

Il Carnevale dei Morti: Bologna Bloccata per Sei Ore

Seimila persone in maschera hanno occupato il centro storico di Bologna per protestare contro la gestione della sicurezza nei locali notturni dopo la morte di quattro ragazzi in un incendio. Per sei ore il traffico è stato impossibile, le autorità paralizzate.

Le maschere erano il punto. Non si trattava di maschere carnevalesche tradizionali — nessun Arlecchino, nessuna Colombina. Erano maschere di morti, scheletri dipinti sui volti, abiti bianchi come sudari. Il corteo sembrava uscire da una stampa del Medioevo, da una danse macabre.

L'idea era di Luther Blissett — o meglio, di alcuni Luther Blissett bolognesi che avevano discusso per settimane della migliore forma di risposta alla tragedia. Una manifestazione tradizionale sembrava insufficiente. Ci voleva qualcosa che parlasse il linguaggio dell'irrazionale, del simbolico, del grottesco.

[📷] PIAZZA MAGGIORE, ORE 15:32 :: CORTEO DEI MORTI :: PELLICOLA ESAURITA

Arrivati in Piazza Maggiore, il corteo si è seduto. Tutti insieme, in silenzio, per venti minuti. Seimila maschere da morto sedute in piazza sotto la statua di Nettuno. Il silenzio era più rumoroso di qualsiasi slogan.

Perché le maschere da morto?
"Perché sono morti. I quattro ragazzi sono morti. E noi eravamo lì quella notte — non lì, ma eravamo il tipo di persone che vanno in quei posti. Sono morti al posto nostro. Le maschere erano il modo di dire: siamo tutti morti, in qualche senso. E siamo arrabbiati."
— Testimonianza raccolta dopo la manifestazione
Come ha reagito la polizia?
"Non sapevano cosa fare. Non c'era nessun servizio d'ordine da caricare, nessuno che alzava i pugni, nessun corteo da deviare. C'erano seimila morti seduti in piazza in silenzio. Cosa fai? Carichi i morti?"
— Testimonianza raccolta dopo la manifestazione

Dopo il silenzio, il carnevale. Musica, balli, teatro di strada improvvisato. Quattro ore di occupazione festiva della piazza principale. La città fermata non dalla violenza ma dal simbolico, dall'irrazionale, dalla maschera.

BOLOGNA 1995 MANIFESTAZIONE TEATRO POLITICO CARNEVALE
◉ BERLINO, GERMANIA 3 OTTOBRE 1996

Squatland: Vita nei Centri Autogestiti Tedeschi

Tre settimane immerso nella rete dei centri sociali autogestiti berlinesi. Reportage di un Luther Blissett italiano nella capitale tedesca dell'antagonismo.

Il Wall è caduto da sette anni. Berlino Est è ancora un cantiere — fisicamente, socialmente, politicamente. Negli spazi vuoti lasciati dalla DDR, nei palazzi abbandonati della Prenzlauer Berg, del Friedrichshain, del Mitte, sono sbocciati centri autogestiti di una varietà e una vivacità che non ho mai visto in Italia.

La Köpi, l'Eimer, il Tacheles — nomi che nella scena antagonista europea circolano come miti. Non sono miti: sono edifici. Edifici occupati, riscaldati d'inverno con stufe a legna, illuminati da generatori, pieni di gente che lavora, discute, suona, espone, stampa, cucina.

"L'autonomia non è un'ideologia. È una pratica. È riscaldare il palazzo d'inverno con le proprie mani. È cucinare per duecento persone con le verdure del mercato rionale. È costruire una comunità fuori dal mercato." — Abitante della Köpi, ottobre 1996
BERLINO SQUATTING AUTOGESTIONE CENTRI SOCIALI 1996
◉ CHIAPAS, MESSICO 1 GENNAIO 1994

Zapata Vive: Dispacci dal Chiapas

Il primo giorno del NAFTA, l'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale occupa quattro città nel Chiapas meridionale. Il Subcomandante Marcos parla con una maschera. È un Luther Blissett messicano.

Non siamo stati lì. Ma i fax arrivavano, i messaggi sulle BBS circolavano, le parole di Marcos rimbalzavano su Internet quando Internet aveva ancora un'anima. Quello che i media italiani filtravano e comprimevano, noi cercavamo di diffonderlo intero, nella sua complessità.

Lo zapatismo ci ha insegnato qualcosa di fondamentale: si può fare una rivoluzione e non voler prendere il potere. Si può lottare senza un'avanguardia che guida. Si può parlare con una maschera e essere più sinceri di chiunque mostri il viso.

ZAPATISMO CHIAPAS MARCOS NAFTA RIVOLUZIONE