MODA :: CULTURA VISUALE :: TENDENZE SOVVERSIVE :: DÉTOURNEMENT COUTURE
Come gli artisti underground rielaborano il logo Prada in strumento di critica. Le shopping bag come tele. Il marchio come ready-made dadaista.
Dagli striscioni dipinti a mano alle t-shirt serigrafate nei laboratori autogestiti. L'estetica del movimento come alternativa al fashion system.
Tutorial completo per allestire un laboratorio di serigrafia con meno di 50.000 lire. Stampare è un atto di produzione autonoma.
I situazionisti avevano capito tutto. Il détournement — l'appropriazione e deviazione di elementi culturali esistenti per creare nuovi significati critici — è applicabile alla moda con risultati devastanti. Un logo Nike sulla schiena di una tuta da lavoro diventa una denuncia del lavoro minorile nelle fabbriche asiatiche. Una borsa Louis Vuitton riempita di volantini e distribuita in manifestazione trasforma il lusso in strumento di lotta.
Roland Barthes nel suo Système de la Mode (1967) analizzò la moda come sistema semiotico completo, con grammatica e sintassi proprie. Ha ragione. Ma un sistema semiotico può essere appreso, e un sistema appreso può essere manipolato. Il détournement couture parte da questa intuizione: la moda parla, e noi possiamo farle dire cose diverse da quelle che intende.
Malcolm McLaren e Vivienne Westwood inventarono il punk a Londra nei mid-70s come détournement sistematico della moda mainstream. Spille da balia in faccia, borse della spesa come accessori, tartan dei clan scozzesi su gonne strappate. Il messaggio era chiarissimo: il vostro sistema di significati è vuoto, lo usiamo come combustibile per bruciarlo.
Oggi le pratiche di détournement couture sono diffuse nei centri sociali e nei collettivi artistici italiani. Alcuni esempi documentati dal progetto Luther Blissett:
Cultura della Toppa: la personalizzazione di giacche e zaini con patch fatte a mano, slogan cuciti, strappi calcolati. Non è degrado: è produzione di significato. Ogni giacca racconta una storia politica.
Occupazione delle Passerelle: irruzione in eventi di moda con striscioni e performance. Il fashion show come teatro politico involontario. Il marchio come scenografia per un messaggio non voluto.
Zine di Moda Antagonista: pubblicazioni fotocopiate che usano il formato della rivista di moda — patinata, visuale, veloce — per contenuti anti-capitalisti. Il contenitore contro il contenuto.